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Mandela, Methodism and Social Democracy

June 30, 2013
by Lawrence Gulotta

By Danilo de Matteo in Mondoperiao June 29, 2013

marxritokok

I find the speeches by Riccardo Nencini and Antonio Funiciello, in the June issue of Mondoperaio, extremely interesting.The speeches involve not only the meaning and the role of the Socialist International, but, more generally, horizons and prospects of the democratic camp.  For decades, as noted Funiciello, that organization has tried to coordinate the policies of redistribution of wealth practiced or attempted on a national scale. But in a global world, where the walls, visible and invisible, between first, second and third worlds are not those of the past, others  are the size and scope of flows of people, goods, money. Hence the apparent paradox of the grave crisis of a subject such as the Socialist International.

As we were taught in school, socialism, born in  Western Europe, its “revolutionary”phase seemed to have stated elsewhere: in Russia, China, Cuba, for example. Today, in the face of globalization, Marx, defined by the extremely interesting philosophe  Jacques Derrida, is an “illegal immigrant”, coming back to question us. And social democracy’s future, that Bernsteinism, is perhaps again in  the hands of Western Europe. The old continent’s  Socialist and Labor forces  can not delegate the work to others of understanding their own  experience and their own mistakes, along the furrow of a sort of “permanent revision.”

Elsewhere in the world, socialist ideas and principles are compared and not infrequently met with other stories and other sensitivities: Think about Martin Luther King, Jr. or Nelson Mandela. It could be argued that this is the “contamination” features of socialist history wherever : we know how the PS was born in France and in the UK, there for decades,  the Methodist movement has probably influenced the Labor movement more than the writings of Marx. That same Methodism touched deep into a man like Mandela. This, however, does not make  Europeans less responsible for the traditions of our reformism.  Only in this way can we delineate the features of a universal democratic narrative, nourished by its differences.

I socialisti, Mandela, il mondo globale

Trovo di estremo interesse gli interventi di Riccardo Nencini e di Antonio Funiciello sul numero di giugno di mondoperaio. Il discorso investe non solo il senso e il ruolo dell’Internazionale socialista, bensì, più in generale, orizzonti e prospettive del campo democratico. Per decenni, come ricorda Funiciello, quell’organizzazione ha provato a coordinare le politiche di redistribuzione della ricchezza praticate o tentate su scala nazionale. Ma in un mondo globale, ove i muri, visibili e non, fra primo, secondo e terzo mondo non sono quelli di una volta, altre sono le dimensioni e la portata dei flussi di persone, merci, denaro. Da qui l’apparente paradosso della gravissima crisi di un soggetto come l’Internazionale socialista.
Come ci facevano notare a scuola, il socialismo, nato nell’Occidente europeo, nella sua versione “rivoluzionaria” sembrava essersi affermato altrove: in Russia, in Cina, a Cuba, ad esempio. Oggi, proprio dinanzi alla globalizzazione, Marx, definito dal filosofo Jacques Derrida un “immigrato clandestino”, torna a interrogarci. E la socialdemocrazia, quella bernsteiniana, è forse di nuovo nell’Occidente europeo che si gioca il suo futuro. Le forze socialiste e laburiste del vecchio continente non possono delegare ad altri un’opera di elaborazione della propria esperienza e dei propri errori, lungo il solco di una sorta di revisione permanente.
Altrove, nel mondo, idee e principi socialisti si sono confrontati e non di rado incontrati con altre storie e altre sensibilità: si pensi a Martin Luther King o a Nelson Mandela. Si potrebbe obiettare che la “contaminazione” caratterizza ovunque la storia socialista: sappiamo come è nato in Francia il Ps e nel Regno Unito si rileva da decenni come il movimento metodista abbia probabilmente influenzato il Labour più degli scritti di Marx. Quello stesso metodismo che ha toccato in profondità proprio un uomo come Mandela. Ciò, però, non dovrebbe deresponsabilizzare noi europei rispetto alla tradizione del nostro riformismo. Proprio così potremo contribuire a delineare i tratti di una narrazione democratica universale, nutrita dalle differenze.

See:  http://www.mondoperaio.net/2013/06/i-socialisti-mandela-il-mondo-globale/

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